Nel cuore del Conegliano Valdobbiadene

La Casa Vinicola Sanfeletto è ubicata a San Pietro di Feletto, antico borgo incastonato nel cuore della dorsale collinare che da Conegliano arriva a Valdobbiadene.
Su questi pendii da secoli si coltiva il vitigno “Glera” e se ne vinificano le uve. È qui che il Glera diventa Prosecco Superiore e trova la miglior espressione di sé, meritando la massima certificazione per un vino italiano, la «Denominazione di Origine Controllata e Garantita» (DOCG).

Fra Venezia e Cortina

Il territorio del Conegliano Valdobbiadene DOCG è caratterizzato da aguzze lame collinari che corrono da Est a Ovest ai piedi delle Prealpi trevigiane, a metà strada fra la laguna veneziana e le Dolomiti. Queste colline hanno un’origine molto antica: formatesi per il sollevamento di fondali marini e lacustri, furono poi in parte rimodellate dai ghiacciai dolomitici.

Uomo e collina: una simbiosi coraggiosa

Per secoli l’uomo si è adattato a vivere su questi terreni aspri, sviluppando tecniche di coltivazione che permettessero di usufruire dei suoli scoscesi senza comprometterne la morfologia.
Tecniche che si sono guadagnate l’appellativo di eroiche per lo sforzo fisico che questi pendii richiedono, tanto che ancora oggi la quasi totalità delle lavorazioni deve essere eseguita esclusivamente a mano.

Un equilibrio secolare tra foresta, borgo e vigne

È nel diciassettesimo secolo che si formano i paesaggi tipici che ancora oggi caratterizzano il Conegliano Valdobbiadene: un territorio a mosaico, che intervalla piccoli vigneti di Glera ad aree boschive, siepi, filari di alberi e piccoli borghi. I vigneti percorrono parallelamente questi pendii secondo una tecnica di coltivazione detta a ciglione, una forma di terrazzamento la cui stabilità si basa sul fitto manto erboso invece che su muretti a secco.

Il sigillo dell’UNESCO sul Conegliano Valdobbiadene

Dal 2019, le colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene sono state inserite nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come “Paesaggio Culturale”.
Questo prestigioso riconoscimento mette in luce le specificità del rapporto di simbiosi che l’uomo ha instaurato con l’ambiente nel corso dei secoli su queste colline, unico nel suo genere a livello mondiale.

IL FELETTO: un terroir unico, da sempre culla di grandi vini

Il territorio del Feletto si distingue geologicamente dal resto del comprensorio perché i terreni derivati da fondali marini si sono qui evoluti, originando il caratteristico “ferretto”, una terra molto antica, ma profondamente modificata dalla continua percolazione dell’acqua, che ha trasformato nel tempo i minerali ferrosi contenuti in ossidi a colorazione rosso sangue. Ne deriva una rossa coltre terrosa a reazione spiccatamente acida, povera di elementi nutritivi. E’ proprio questo substrato povero e acido che stimola la vite all’assorbimento di particolari microelementi che concorrono alla produzione di aromi particolari e finissimi.

IL FELETTO negli antichi documenti

Il Feletto è anche la zona in cui più anticamente si coltiva la vite. Documenti e pergamene ancor oggi esistenti nell’archivio storico di Conegliano e Venezia, di cui la più antica è datata 1431, attestano come i vini “del Feletto o dei Monti”, allietassero da secoli le mense dei Dogi e quelle dei re di Boemia e di Polonia.

La Pieve e la storia millenaria del Feletto

Il simbolo di San Pietro di Feletto è sicuramente la sua Pieve, splendido complesso religioso eretto sulla sommità di un colle, dove lo sguardo può abbracciare quasi interamente il territorio della Denominazione.
Le sue origini si perdono fra il VI e il VII secolo, in epoca longobarda, ma è fra il ‘200 e il ‘500 che si arricchisce dei meravigliosi affreschi che ancora oggi possiamo ammirare. Il più significativo è sicuramente il Cristo della Domenica, opera straordinaria di cui esistono solo una decina di esempi in Europa, in cui Cristo viene simbolicamente “offeso” dagli attrezzi del lavoro nel giorno della settimana che dovrebbe essere dedicato esclusivamente al risposo e alla preghiera.